mercoledì 29 gennaio 2014

L'auditorium "Costa" di Sezze presenta: Zio Vanja, 21-23/2/14.





Venerdì 21 febbraio 2014, presso l’Auditorium “Costa” di Via Piagge Marine a Sezze, alle ore 21, debutta lo spettacolo teatrale proposto dalla Compagnia “Le colonne”: Zio Vanja di Antonio Čechov. Lo spettacolo sarà poi replicato, sempre presso lo stesso teatro, sabato 22 alle ore 21 e domenica 23 febbraio alle ore 17:30. Interpreti dello spettacolo sono: Marco Zaccarelli (Serebrjakov), Marina Eianti (Elena Andreevna), Luigina Ricci (Sonja), Giancarlo Loffarelli (zio Vanja), Emiliano Campoli (Astrov) e Francesca Federici (balia); la musica di scena è stata composta da Paolo Giusti, le scene e i costumi sono firmati da Mario Tasciotti; tecnico audio è Armando Di Lenola, tecnico luci Fabio Di Lenola e fotografo di scena Piero Lauri. La regia è di Giancarlo Loffarelli. Il costo del biglietto è di 10 euro, ma si possono acquistare due biglietti in prevendita al costo complessivo di 15 €. Ogni informazione è comunque disponibile sul sito: www.lecolonne.net. La Compagnia teatrale “Le colonne”, che nel corso della propria storia ha spesso frequentato il teatro di Čechov (Il tabacco fa male nel 1986, Il gabbiano nel 1991, Il giardino dei ciliegi nel 1999 e L’anniversario nel 2005), propone un allestimento dello Zio Vanja basato su un’attenzione accuratissima al dettaglio (nell’interpretazione degli attori, nei costumi e nella scenografia) volta a far giungere direttamente al pubblico la bellezza delicata e profonda dello scritto di Čechov. Alternando momenti comici a momenti struggenti, il testo riassume il cuore della visione del mondo di Čechov: soltanto chi riesce a sganciarsi dal ricordo malinconico del passato e dall’ansia ossessiva per il futuro, godendo appieno anche dei momenti più semplici e banali del presente, riesce a vivere serenamente e pienamente la propria vita. “Se un regista riesce a non sciupare il delicato equilibrio dei testi di Čechov – si legge nella nota del regista Giancarlo Loffarelli - può dirsi pienamente soddisfatto: non deve mettersi di mezzo, non deve aggiungere, non deve cercare di spiegare, non deve rendere esplicito. Com’era solito dire Čechov a Stanislavskij: “Tutto è già scritto!” Aggiungo io: “Lo si può soltanto sciupare”. Loffarelli ha diretto tre testi di Čechov in tre fasi diverse della sua vita. Il gabbiano, quando ancora non aveva trent’anni (l’età in cui Čechov scrisse Zio Vanja) con incoscienza, cercando di sottolineare ciò che gli sembrava importante con la colonna sonora e affidandosi a un realismo naturalistico che, capirà dopo, se è naturalismo non è realismo. Il giardino dei ciliegi, a trentotto anni (l’ètà che aveva Čechov quando Zio Vanja fu portato in scena) quando cominciava a intuire qualcosa del mondo straordinario dei testi cechoviani: il naturalismo cedeva decisamente il passo al realismo e il silenzio diventava la cosa più importante da interpretare. Zio Vanja lo affronta nuovamente adesso, che ha superato i cinquanta anni (Čechov non li avrebbe mai raggiunti poiché morì a quarantaquattro anni) e “per quanto ancora molto mi resti da comprendere di Čechov – scrive ancora Loffarelli - il suo modo di vedere la vita ha profondamente ispirato il mio modo di rapportarmi a essa, cosicché Čechov me lo porto dentro non soltanto quando dirigo un suo testo. Tutto questo si traduce, nell’impostare una regia, nel sottrarmi quanto più mi è possibile per lasciar parlare ciò che ha scritto, pur sapendo che questo impegno resterà sempre e soltanto un tentativo”.
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