martedì 21 maggio 2013

Aprilia: Cafè-Philo a PortoFranco .



“Recuperare l'eredità delle nostre antiche e meravigliose radici storico-filosofiche”. Questo è quanto racchiuso nel saggio che Pina Farina presentato il 4 maggio scorso presso il Caffé Portofranco di Aprilia. La riflessione dell'autrice è stata realizzata attraverso la descrizione dell'affresco di Raffaello “La scuola di Atene” sito nelle Stanze Vaticane. Un incontro sul genere cafè-philo realizzato in un clima 'caldo' e disteso intervallato da piacevoli stacchi musicali, danze, interventi e conclusosi con una cena conviviale. Da qualche decennio, l'effetto del disincanto di una promessa di felicità eterna ha investito in pieno persino le fasce più giovani della società, vittime-protagoniste della caduta di senso dell'esistenza, privata di solide fondamenta etiche e spirituali.  La proposta di un percorso filosofico può rappresentare un tentativo di “rinascita” degli antichi valori che costituiscono la base della nostra civiltà. Il nostro mondo tecnologico e standardizzato, si rivela molto efficiente, ma, a quanto pare, non propriamente efficace per arginare quel "male di vivere" originato dalla perdita di solide prospettive future. All’interno di questo scenario la tensione filosofica, garante del pensiero e delle sue implicazioni nell’organizzazione politico, sociale e culturale, non deve abbandonare il campo. La proposta di Pina Farina è un “timido” tentativo, un mite e silenzioso risveglio, la coraggiosa sfida per il ritorno ad un passato antico, quando al centro della vita di ogni uomo, specie del politico, risuonano le domande fondamentali sulla vita, la morte, il dolore. La ricerca filosofica proposta non si muove sul campo delle certezze metafisiche o ideologie fondate su sistemi collaudati nel corso della storia.  Il suo punto forte è l’attenzione al singolo soggetto che ha di fronte, all’osservazione del suo modo di porsi, all’ascolto della sua voce e delle narrazioni, alla prontezza dell’associare una determinata problematica al pensiero di un filosofo antico o moderno e nell’instaurare un canale comunicativo basato sulla fiducia. Questo tentativo di pratica filosofica non si propone come l’inizio di un cammino di fede né laica, tanto meno legata ad una confessione.  E' in ogni caso, un inizio, un “luogo”, l’opportunità di accostare il pubblico al pensiero “alto” di uomini e donne eticamente evoluti che, in un lontano o più recente passato, hanno cercato risposte valide al mistero della vita e della morte, all’inquietudine esistenziale, alla posizione dell’uomo nell’universo, al modello di società ideale, al bisogno dell’amore e del sentirsi amati. Personaggi spesso fuori della norma, anticonvenzionali, apri-pista potremmo dire usando un termine insolito, per non dire profetici o eroici nello sforzo continuo di non cedere agli ingannevoli "anestetici" che, di epoca in epoca, si sono imposti come modelli da imitare. Di falsi 'balsami' del benessere il mondo contemporaneo vanta una vasta gamma come il culto del successo e della ricchezza materiale e quello esasperato per il proprio corpo a discapito dell’anima. Il mito dell’esser-ci, ma nella finzione, è una costante del mercato competitivo e “rampante” che ha reso l'individuo solo apparentemente protagonista della sua vita e autore delle proprie scelte. La complessità delle società contemporanee ha favorito l’incontro, gli scambi, una maggiore apertura tra popoli ed etnie. È assente, tuttavia, un'etica confortevole che ne valorizzi una coscienza consapevole di se stessa e degli altri. Siamo lontani dall’esperienza delle scuole ellenistiche e romane con i loro 'esercizi spirituali', i loro dogmi, le sentenze e la ricerca profonda del proprio io autentico. Da qui, la sollecitazione dell'autrice a ri-guardare con urgenza ad un passato d’antica saggezza, senza la pretesa di riviverne le forme di devozione insite a quei rigidi percorsi di crescita spirituale ma, almeno, attuare lo sforzo di reintegrare nella coscienza dell'uomo contemporaneo. Riconoscersi, pertanto, un “essere” aperto alla vita, un “io” inconfondibile ed al contempo parte del “noi”.
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