venerdì 15 marzo 2013

ROSA TOMEI, LA GOVERNANTE CORESE DI TRILUSSA.



 La corese Rosaria Tomei, Rosa, protagonista de «Trilussa storia d’amore e di poesia», film in due puntante prodotto da Titanus in collaborazione con Rai Fiction, in onda su Rai 1 lunedì 11 e martedì 12 marzo in prima serata, con la regia di Lodovico Gasperini e musiche di Stelvio Cipriani. È la storia degli ultimi anni di vita di Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa, il famoso poeta romano interpretato da Michele Placido. Al suo fianco, per 21 anni, nella casa-studio nel ghetto ebraico della Roma del 1937, l’inseparabile governante Rosa, ruolo affidato all’attrice Monica Guerritore. È proprio lei che chiude la scena finale. Nel 1951 tenta di comprare all’asta un busto di bronzo del poeta morto qualche mese prima, che tenevano nel salone prima dello sfratto. Per lei le offerte sono troppo alte e il busto è acquistato da una ricca donna, ma non tutto è perduto perché costei l’ha voluto comprare per Rosa, sapendo che lei era l’unica donna che Trilussa avesse mai amato. Rosaria Tomei, Rosa come la chiamava Trilussa, ultima di quattro sorelle, nacque a Cori il 15 giugno 1916 da una famiglia di contadini. A 13 anni i genitori, Romualdo e Adele Nazzari, la mandarono dagli zii a Roma, nella cui trattoria si esibiva intonando stornelli. Volevano farla assumere dal grande Petrolini per il tramite di Trilussa, che invece la mise in prova a casa sua. Fu l’inizio di un rapporto quasi coniugale tra i due che durò fino alla fine dello scrittore (1950). Da governante divenne il perno della sua vita. Viveva per lui, lo proteggeva, lo guidava, lo preservava da se stesso, dai debiti e ne condivideva le idee. Non ricevette mai un salario per il suo lavoro e nei momenti più duri si privava lei stessa del cibo. Imparò a leggere e scrivere e compose poesie. Il suo amore non fu contraccambiato. Rimasta sola fu sfrattata dalla casa dove vivevano. Inutilmente cercò per trasformarla in un museo in sua memoria. Trovò ospitalità qua e là finché, seminferma, fu ricoverata al San Camillo. Qui morì il 5 dicembre 1966, prima, però confessò il suo amore per Trilussa ad una volontaria alla quale consegnò la raccolta dei suoi versi battuti a macchina come segno di gratitudine per l’amicizia e la compagnia. Oggi riposa nel cimitero di Cori.  Il cinema ha riportato in vita e ridato voce e dignità ad una persona vera rimasta sempre in silenzio nell’ombra di un’icona della letteratura italiana. Dietro il mistero si svela la verità di una donna forte, che con coraggio e dedizione rimane accanto ad un uomo stravagante, accudendolo nella malattia fino alla fine. Un amore grande e potente e una devozione totale mai ricambiati, neanche sul piano economico. Da analfabeta divenne poetessa. Morì giovane, sola, povera e con il desiderio di vedere pubblicati quei suoi sonetti dove si leggeva il sentimento incondizionato che nutriva per Trilussa e il rimpianto per una vita solo sognata. Il suo ricordo è ancora vivo nei racconti di tanti suoi concittadini.
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