mercoledì 20 febbraio 2013

Roccasecca dei Volsci: Fra cielo e terra, 1/3/13.







Roccasecca dei Volsci, tra cielo e terra. E’ questo il titolo dell’undicesimo documentario della collana “Comunicare il Territorio” edita da Mix in Time e realizzata da Amilcare Milani e Rita Calicchia. Il documentario racconta in 40 minuti la storia e la vita di uno dei paesi più belli e caratteristici della provincia di Latina, presidio francese durante la Repubblica romana, nel 1799, poi Comune autonomo dal 1871 al 1928; poi aggregato al Comune di Priverno e solo nel 1947 di nuovo Comune per decreto del Capo dello Stato. Con Priverno di fatto questo grazioso paesino ausono, che domina la valle dell’Amaseno, condivide tante ed intense pagine di storia. Una in particolare: quella che racconta della distruzione di Privernum ad opera dei Saraceni, nel 9° secolo, e della conseguente fuga delle popolazioni terrorizzate che si rifugiarono in parte sull’attuale Colle Rosso, dove venne edificata Piperno, oggi Priverno, ed in parte in altri centri: Roccagorga, Asprano, Prossedi, Sonnino e Castrum Crucis, il Castello della Croce oggi Roccasecca dei Volsci. A guardarla dalla falde del Monte Curio, sul quale s’è aggrappata, Roccasecca dei Volsci appare sospesa fra cielo e terra, quasi a voler assecondare quell’idea di “riparo sicuro” che ne è all’origine. Immersa in un ambiente incontaminato, fra boschi, sorgenti, grotte, resti archeologici e testimonianze storiche antichissime, Roccasecca dei Volsci è stata di proprietà di varie famiglie. Ai Massimo, che l’hanno governata per 200 anni, si debbono le opere e realizzazioni che costituiscono ancor oggi le più significative testimonianze storiche ed architettoniche del paese: la chiesa di S. Maria Assunta ed il Palazzo Baronale – meglio noto come Palazzo Massimo - che fu dimora delle varie famiglie che ebbero in possesso il paese ed oggi è sede comunale. Da visitare la Chiesa di San Sebastiano, all’ingresso dell’antico borgo medievale, la Chiesetta di Santa Croce probabilmente di matrice duecentesca, i Tempietti di San Raffaele e di Santa Maria della Pace, entrambi di proprietà privata. Tra i segni più antichi il cosiddetto Connutto de gli Diavolo, con ancora visibili i resti di un acquedotto romano, costruito probabilmente nel periodo dell’imperatore Adriano, la “Cappellina de gli Cimmorono” e poi le infinite cavità carsiche, grotte ed anfratti che celano spesso storie misteriose e tragiche. Qui tempo e spazio s’annullano. Per le vie acciottolate, nel rincorrersi di salitelle e discese che si stringono attorno all’antico borgo, riecheggia il rumore dei passi dei rocchiggiani. Il fumo dai comignoli, l’odore della legna che brucia e quello buono delle cose genuine di una volta che filtra dalle persiane, sono i segni distintivi di questa comunità operosa che ha voluto elevare un monumento all’asino, alla sua forza e pazienza, al suo simboleggiare il lavoro duro, l’onestà e la vita semplice della sua gente e sarà proprio l’asino il motivo conduttore del racconto. Sarà il più antico amico dell’uomo ad accompagnarci in questo viaggio fatto di cose semplici e buone. Che qui si respirano nell’aria, aleggiano nei crocchi d’anziani che nelle piazze si raccontano la vita che fu, si leggono nell’orizzonte infinito dei panorami inimitabili che il paese offre al visitatore. “Le cose più semplici sono le più straordinarie e soltanto il saggio riesce a vederle”, scrive Paulo Coelho. Una visita a Roccasecca dei Volsci è un’occasione per immergersi in questa saggezza. Il documentario sarà presentato ufficialmente a Roccasecca venerdì  1 marzo, alle ore 17, presenti il sindaco Barbara Petroni ed altre autorità, presso la sala del consiglio comunale a Palazzo Massimo.
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