sabato 26 gennaio 2013

CORI: UNA TARGA DELLA MEMORIA ALL’ULTIMO REDUCE DAI CAMPI DI CONCENTRAMENTO.



In occasione della Giornata Europea della Memoria l’Assessorato alla Cultura e alla Pubblica Istruzione del Comune di Cori ha deciso di consegnare una targa della memoria a Vincenzo Agnonit, militare corese internato nel campo di concentramento tedesco di Fullen sul finire della Seconda Guerra Mondiale (17 marzo - 6 aprile 1945). Con i suoi 91 anni Agnoni è l’ultimo testimone diretto sul territorio comunale della terribile esperienza di guerra e di prigionia in quel luogo di patimenti e di sofferenza, di lavoro forzato e di morte. Scampò alla programmata fucilazione solo grazie all’irruzione degli Alleati. L’omaggio sarà consegnato a «Scorzone», come viene chiamato Vincenzo in paese, lunedì 11 febbraio 2013, alle ore 10:00, nel corso di una cerimonia evento organizzata dall’Amministrazione Conti e dall’Istituto Comprensivo «Cesare Chiominto» presso il teatro comunale di Cori. Vi parteciperanno gli alunni delle scuole medie di Cori e Giulianello e la giornalista - scrittrice Lia Tagliacozzo che nel suo libro «Anni Spezzati» ha raccontato le storie d’ebrei sopravvissuti alle persecuzioni. Un incontro per riflettere sulla Shoah e sull’orrore della guerra, per evitare e combattere le minacce del nuovo antisemitismo con la speranza di un futuro migliore. Un’originale giornata di storia narrata a tre voci: la lezione dei 13 giovani coresi che il 30 gennaio torneranno da Auschwitz con i loro colori e l’emozioni, il lucido racconto della memoria dell’uomo che ha vissuto quelle atrocità sulla propria pelle marchiata per sempre e il filtro della competenza della ricercatrice storica che ha studiato con oggettivo distacco i fatti. “Penso che la memoria - dice il Delegato alla Cultura e alla Pubblica Istruzione, Roberto De Cave -  sia come una grande tela dove si rappresenta la nostra vita e quando lasciamo sbiadire i colori lasciamo sbiadire anche il significato di quella grande opera che è la nostra esistenza. Troppe vite sono state squarciate e gettate alle fiamme. La memoria serve a ricomporre quei colori e quelle tele, quei volti, quegli individui, quei padri e quelle madri, annientati e devastati. Settanta milioni di morti, queste sono le vittime dell’ultima guerra, sei milioni gli ebrei barbaramente e scientificamente massacrati. Questi sono i segni indelebili, le ferite più profonde, che l’umanità non deve dimenticare”.    

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