mercoledì 30 gennaio 2013

30 GENNAIO 1944: PRIMO BOMBARDAMENTO SU CORI.



Ricorre oggi, mercoledì 30 gennaio, il 69° anniversario del primo bombardamento alleato su Cori durante la Seconda Guerra Mondiale. Come ricostruito dall’Archivio Storico Comunale anche in conformità a testimonianze dirette, sul finire del conflitto, mentre nella macchia i partigiani, giovani e adulti, combattevano la Resistenza contro i tedeschi ed i repubblichini, in paese si udivano i continui cannoneggiamenti dal mare. Nonostante la paura, la maggior parte dei coresi, donne, bambini ed anziani, rimase nelle proprie abitazioni, convinta che la città non sarebbe stata attaccata, vista la scarsa importanza strategica, e che tutto si risolveva in poco tempo con l’arrivo degli Alleati.  Cori si era riempita di soldati tedeschi, ecco perché il 27 gennaio 1944, cinque giorni dopo lo sbarco ad Anzio, gli americani cominciavano a lanciare dal mare le prime granate "shrapnel", forse per sollecitare la popolazione a mettersi in salvo. Era una domenica mattina, quando intorno alle 9.30 di quel 30 gennaio 1944, ci fu il primo bombardamento sul centro abitato: in un attimo il paese non esisteva più, per terra e sotto le macerie, le vittime, giorni dopo recuperate dai volontari, mentre una folla di feriti e sopravvissuti scappava in cerca di salvezza verso le alture circostanti. La maggior parte delle persone persero la vita nelle chiese, durante la messa, a causa di un’errata segnalazione che dava la presenza di Kesserling e altri ufficiali tedeschi in una non meglio precisata “Santa Margherita”, da dove si credeva stavano dirigendo le operazioni di contrasto all’attracco marittimo degli americani. In realtà un comando tedesco era stanziato in una villa della zona, anche se non è stata mai accertata la presenza di Kesserling, ma con molta probabilità non era stato precisato che “Santa Margherita” non era una chiesa, ma una località fuori dell’abitato, che sovrastava la pianura e la costa, e perciò presero di mira i luoghi di culto. Sono passati 69 anni, ma è giusto non dimenticare e mantenere viva la memoria affinché rimanga un monito per il futuro ed un invito ai giovani a rifiutare la guerra se si pensa che questo epilogo era davvero evitabile.
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