domenica 23 dicembre 2012

IL BULLISMO A SCUOLA, a cura della dott.a Caldarini.



Cos’è il bullismo? Prima di tutto non va confuso con i normali e sporadici episodi di dispetti e prepotenze che avvengono tra i compagni di scuola, dove il fenomeno va sempre più diffondendosi. Il bullismo indica tutta una serie di comportamenti aggressivi e persecutori tenuti da bambini ed adolescenti nei confronti di un coetaneo. Tali comportamenti sono caratterizzati da intenzionalità, perché l’azione è attuata proprio per provocare un danno alla vittima; da persistenza nel tempo, poiché l’azione è ripetuta per settimane e mesi nei confronti dello stesso compagno; da asimmetria di potere, in quanto c’è uno squilibrio tra il bullo e la vittima, perché il primo è più forte per età, forza fisica e carattere rispetto alla vittima, che, di conseguenza, non riesce a difendersi. Il bullismo può essere: fisico, se il bullo usa la forza fisica per danneggiare l’altro, per esempio lo prende a pugni e a calci, lo fa cadere, lo spinge, gli rovina gli oggetti, ecc; verbale, se utilizza la parola per provocare danno alla vittima, per esempio la insulta, la offende, la prende in giro, ecc; indiretta, quando i comportamenti non sono rivolti direttamente al coetaneo, ma in ogni modo, l’isolano dal gruppo, per esempio fare pettegolezzi e mettere in giro voci e dicerie. Chi è la persona coinvolta nel bullismo? Non solo il bullo e la vittima, ma più persone. Il bullo (gruppo o singolo) è, senz’altro, l’attore principale, quello che prende personalmente l’iniziativa. La sua caratteristica più evidente è l’aggressività nei confronti del prossimo. Non riesce a rispettare le regole e spaventa gli altri per sentirsi più forte e grande. I bulli non sono solo maschi, ma si sta diffondendo sempre più il bullismo femminile, meno appariscente di quello maschile perché si manifesta soprattutto nelle forme verbali e indirette. I bulli hanno un’elevata possibilità di cadere in atteggiamenti futuri antisociali quali criminalità, abuso d’alcool e di sostanze stupefacenti. Attorno al bullo ruotano altre figure, come i compagni che lo aiutano ad attuare i comportamenti aggressivi, i sostenitori che lo incitano, ridendo e ammirandolo e gli esterni, che guardano senza fare nulla. La vittima preferita dal bullo è una persona sensibile e calma che, se attaccata, reagisce chiudendosi in se stessa e piangendo. Può avere un calo del rendimento scolastico, isolarsi, lamentare mal di pancia e mal di testa, soffrire d’incubi, arrivare a crisi d’ansia e a stati depressivi, con conseguenze sul benessere psico-fisico e con strascichi gravi anche in età adulta. Cosa si può fare per contrastare il bullismo? Se siete genitori e rilevate una di queste problematiche nei vostri figli, non allarmatevi perché è sì un problema, ma come tutti è possibile risolverlo. Iniziate, per esempio, incoraggiando il bambino a parlare, rispettando i suoi tempi, per far emergere insicurezze e insoddisfazioni, non sminuite le sue preoccupazioni dicendo, per esempio, che non sono poi così gravi, ma rispettatele, rivolgetevi ad uno specialista che può consigliarvi le strategie più funzionali ed adeguate per aiutare vostro figlio. Inoltre, prima di trarre delle conclusioni, parlate con la scuola. Dirigente scolastico, insegnanti e altri genitori avranno tutto l’interesse ad ascoltarvi ed a collaborare con voi. Rispetto alle scuole medie, nella primaria il problema è meno grave e contenuto, quindi proprio qui è importantissimo avviare interventi di prevenzione continuativi e qualificati. Poiché il bullo e la vittima presentano delle problematiche più gravi, che necessitano dell’intervento dello psicologo, la scuola può lavorare sul gruppo-classe sia per prevenire il bullismo sia per contrastarlo quando è già in atto. Per prevenirlo, lavorare con il gruppo-classe significa, ad esempio, programmare percorsi d’accoglienza per favorire la conoscenza reciproca tra i ragazzi, proporre modalità di lavoro in gruppo per condividere esperienze ed aiutarsi, attuare strategie opportune per aumentare l'autostima e la capacità di esprimere le proprie emozioni. Quando il bullismo è già in atto, si lavora con il gruppo per far emergere il problema, superando il silenzio e la paura, per stimolare la solidarietà dei ragazzi non immediatamente coinvolti, per far capire al bullo che c'è attenzione verso il suo modo di comportarsi, che molti ragazzi non sono d'accordo con lui e che qualcuno, in particolare, sta soffrendo per il suo comportamento. . Info: emanuelacaldarini@libero.it – 3932327821 - facebook: dott.sa Emanuela Caldarini psicologa. Si riceve presso lo studio di Latina e Sabaudia, solo previo appuntamento telefonico.
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