giovedì 29 novembre 2012

I DISTURBI ALIMENTARI (a cura della dott.sa Caldarini).



Negli ultimi anni televisione, cinema e pubblicità esaltano eccessivamente la magrezza come canone di bellezza, tanto che il termine “anoressia” ne è diventato semplicemente un sinonimo. In realtà, l’anoressia non è una moda, ma una malattia complessa, nella quale entrano in gioco aspetti psicologici, sociali, biologici e genetici e che colpisce, in particolar modo, le donne tra i 16 e i 30 anni che si sottopongono a diete ferree per rincorrere il canone estetico proposto dall’odierna società, rifiutando il concetto di patologia. Alla base di questo disturbo alimentare c’è un’immagine distorta del proprio corpo che è percepito costantemente in sovrappeso. Come si manifesta l’anoressia? Inizialmente, con un dimagrimento eccessivo, molto più del normale. Progressivamente, con un vero e proprio rifiuto ossessivo del cibo, con la pratica di un esercizio fisico esagerato per cercare di bruciare più calorie possibili, con la scomparsa del ciclo mestruale. La persona anoressica abusa di pillole diuretiche  e lassative, inventa scuse per evitare di sedersi a tavola e, se proprio non può evitarlo, mangia con estrema lentezza, lascia il cibo nel piatto o lo nasconde nel tovagliolo, per poi gettarlo. L’anoressica è talmente concentrata sulla questione alimentare, che non ha più alcun interesse per altre cose con un graduale isolamento da familiari e amici. Sorella dell’anoressia è la bulimia, un disturbo con il quale ha molti punti di contatto e che, in molti casi, si presenta alternandosi all’anoressia nella stessa persona, anche il bulimico è terrorizzato dall’idea di ingrassare e percepisce in modo distorto il proprio corpo. A differenza dell’anoressia, la bulimia può passare inosservata perché non comporta una brusca modificazione di peso. La persona bulimica si abbuffa più del normale, ha la sensazione di non poter smettere di mangiare e non è in grado di controllare il proprio comportamento. Dopo la crisi, che può durare anche due ore, e che è preceduta e seguita da un forte stress emotivo, la persona bulimica si sente in colpa e si punisce provocandosi il vomito che, a lungo andare, crea anche gravi danni all’esofago, ai denti ed alle gengive, anche il bulimico tende ad isolarsi, evitando di abbuffarsi e allontanarsi per provocarsi il vomito davanti alle altre persone. Entrambi i disturbi alimentari provocano pesanti effetti sia fisici (disidratazione, alterazione delle funzioni intestinali, indebolimento del sistema osseo con aumentata probabilità di fratture, blocco della crescita, danno all’apparato digerente), sia psicologici (depressione, sbalzi d’umore, relazioni sociali e familiari deteriorate, senso di colpa e di vergogna, bassa autostima). Uscire da queste patologie è molto difficile soprattutto perché chi n’è affetto non le riconosce come tali. Il primo passo fondamentale è, dunque, quello di far prendere consapevolezza alla persona di avere una malattia e farle intraprendere una terapia che veda coinvolti psicologi, dietologi, neurologi e la famiglia stessa, che ricopre un ruolo delicato ma di primaria importanza per aiutare la persona cara sulla lunga strada della guarigione. La dott.sa Caldarini riceve a Latina e Sabaudia, solo previo appuntamento. Info: emanuelacaldarini@libero.it - 3932327821 - Contatto facebook “dott.ssa Emanuela Caldarini psicologa”.
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