venerdì 12 ottobre 2012

Nettuno: Povero cane!



In data 2 ottobre richiamato dalle forti urla e gesti d’attenzione d’alcune signore, la guardia zoofila ambientale di Anzio, Salvatore Geracitano, si sofferma alla loro attenzione. Le signore chiedevano aiuto per un cane, un giovane maremmano, di colore bianco oramai allo stremo delle sue forze che, giaceva sui margini scivolosi del fosso denominato “Le Grugnole” sito nel comune di Nettuno, pieno d’acqua putrida, dove lo stesso amico a quattro zampe si faceva coraggio e ne usciva per ben due volte. Geracitano, guardia zoofila ambientale, non esitava e dopo aver allertato il comune che ha prontamente inviato l’acchiappacani, tramite l’ASL, ed avvertito i vigili del fuoco, in quanto il luogo impervio che per poter raggiungere i margini di questo fosso, essendo pieno di rovi e spine e fango, e vedendo il cane in difficoltà prendeva due pezzi di corda dalla sua auto, e con coraggio s’infilava tra i grandi rovi e le sterpaglie, scivolando diverse volte sui margini del fosso, ma riusciva a raggiungere l’animale, che, stremato, scivolava di nuovo dentro l’acqua putrida senza poter aver più la forza di uscirne fuori.  S’è appurato, in seguito che era stato avvelenato, in ogni modo il Geracitano riesce a tirare il povero cane dall’acqua ed a tenerlo all’asciutto. Poco dopo arrivava la squadra n. 23/a dei vigili del fuoco da Anzio che, con la loro attrezzatura di salvataggio e con l’aiuto della guardia zoofila ambientale anziate, portavano fuori del pericolo delle acque melmose il maremmano ancora vivo che prontamente era trasportato presso il canile di Pomezia. Sentite le signore della frazione nettunese che hanno segnalato la situazione di pericolo del cane, riferiscono che i cani erano due, entrambi abbandonati, ma docili e che qualche volontario, sporadicamente gli portava da mangiare; gli stessi animali seguivano le persone, essendo di indole pacifica, fino alle vigne. Altri contadini stranieri, avevano notato il giorno prima il cane maremmano bianco che non mangiava, né era allegro ed aveva un’andatura lenta e sofferente, ben diversa dal solito. Purtroppo, dopo gli sforzi di questo coraggioso signore e dell’impegno prestato dai vigili del fuoco, il cane, salvato dalle acque putride, la mattina del giorno successivo era trovato morto nella sua gabbia del canile, senza averne avuto nessuna visita veterinaria, nonostante l’urgenza del caso riportato dagli stessi soccorritori. A cosa serve prodigarsi per salvare la vita ad un animale se poi si lascia morire in gabbia senza un intervento veterinario urgente?  Speriamo solo che l’altro cane, un bellissimo maremmano di color nero, che vive alla giornata, trovi al più presto un’adozione con un suo giardino ed una cuccia e non si lascia in mezzo alla campagna senza nessun riparo con l’inverno e le piogge  in arrivo  e non si lascia ancora abbandonato, e quando prospettato trovi una conclusione felice almeno per questo secondo amico a quattro zampe.
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