lunedì 2 luglio 2012

Latina e la Via Francigena.


Terminato con successo il convegno “Latina e Via Francigena: antico e moderno per uno sviluppo turistico e culturale comunitario”, patrocinato dalla Regione Lazio, Provincia e Comune di Latina Assessorato al Turismo e dall’Ecomuseo Latina Tellus. L’incontro, che si è tenuto sabato presso l’Hotel Miramare a Capoportiere a Latina Lido, ha voluto puntare l’accento su alcune risorse importanti per lo sviluppo turistico del territorio. Numerosi ed interessanti gli interventi, moderati dalla giornalista Roberta Colazingari. Ad aprire i lavori l’assessore al turismo del Comune di Latina Gianluca Di Cocco, che ha portato i saluti del sindaco Di Giorgi e ha spiegato che: “quello di oggi non è un incontro di platea politica. E’ giunto il momento di mettere a sistema tutte le risorse che abbiamo tra cui anche i borghi della nostra città, per valorizzare il territorio. L’incontro di oggi è un momento di scambio culturale per mettere in campo strategie, scambiare idee per capire finalmente cosa vogliamo fare da grandi. Sto tentando in tutte le maniere di mettere a sistema le nostre peculiarità e bellezze con le leggi che permetteranno poi di ricevere i finanziamenti che porteranno a sostanza quello che è l’integrazione territoriale. La mia caparbietà sta cercando in tutti i modi di puntare al turismo, che è l’unica fonte di ricchezza che possiamo ritrovare in questo territorio. La Via Francigena, i fiumi, la sabbia, il mare, la nostra architettura nessuno mai ce la potrà portare via. È giunto il momento di non fare più campanilismo, di evitare le appartenenze politiche. È ora veramente di agire e colloquiare con la Regione Lazio, affinché vada a rifinanziare quelle leggi che prima ha creato e che oggi sta distruggendo. Bisogna trovare qual’è il percorso meno tortuoso per cercare di arrivare a dama, visto che la Regione non sta dando una grossa mano per lo sviluppo del turismo sul nostro territorio a parte il plus. Le amministrazioni devono fare obbligatoriamente il loro dovere, mettendo in campo tutti quegli atti amministrativi che possono far ricadere nel territorio la giusta progettualità. La cittadinanza di quella parte dove passa la Via Francigena deve capire che questa è un’opportunità di sviluppo, non una barriera che si pone nei confronti delle loro aziende. Non devono aver paura che qualcuno gli chiuda i campi, i canali per l’irrigazione o le aziende, anzi devono avere l’intelligenza di fare gli imprenditori. Perché se oggi hai un campo coltivato e una fattoria, domani con la Via Francigena può diventare un agriturismo, un bed & breakfast e si può anche di vendere i prodotti che si producono. Questo è il vero turismo. E poi un’altra cosa ci tengo a dirla: non può essere che parliamo nel nostro territorio di vie d’acqua, di Lago di Fogliano e non riuscire a valorizzarle e sfruttarle. E’ impensabile non riuscire a mettere della barche ecologiche sul lago per cercare di promuovere una forma di turismo sostenibile non inquinante, perché c’è la riproduzione di una importante farfalla. Sono troppi i vincoli e le paure che dobbiamo superare. In molti altri posti riescono a sviluppare turismo sostenibile senza far sparire o danneggiare la flora e la fauna, solo noi siamo terrorizzati. Non sono per la cementificazione, ma non può essere che sulla spiaggia, sul lago o lungo l’argine non si può far nulla, nemmeno una passeggiata pedonabile. Allora vuol dire che non si punta al turismo a 360°, per cercare di produrre economia e posti di lavoro si vuole solo il concertino. Turismo significa offerte a pacchetto, con la possibilità di soggiornare su un territorio per sette giorni dove si visita il lago di Fogliano e il giorno dopo si va al Castello di Sermoneta o la Via Francigena. Bisogna lavorare tutti insieme, anche per avere un aiuto concreto dalla Regione Lazio”. Stefano D’Arcangelo del coordinamento della Via Francigena sud ha spiegato lo stato di attuazione dei progetti regionali finalizzati alla promozione e allo sviluppo della Via Francigena sud-direttrice Appia: “La Regione Lazio ha lavorato quasi un anno e mezzo in sinergia con gli enti locali e gli istituti di ricerca per individuare un’asse che fosse unitario e alla fine si è scelto di lavorare per il riconoscimento della Via Francigena sud almeno nel Lazio. Questa iniziativa ha suscitato nella nostra regione anche l’interesse di altre regioni tra cui la Campania fino alla Puglia. Questo perché l’asse della Via Frangicena è grosso modo stato individuato nell’antica Appia. È intorno a questo asse fondamentale che si sviluppano i percorsi. Nel nostro caso l’asse che attraversa la provincia di Latina è pedemontano, ovvero scende dai Castelli Romani, Monti Lepini, Ausoni fino al confine del Garigliano attraversando Monte San Biagio, Fondi, Formia, Minturno e la parte sud del Garigliano. C’è stato in questi anni anche un ottimo lavoro dell’ex assessore Enrico Tiero, che ha preceduto l’assessore Di Cocco, che ha capito che la Via Francigena è una grande occasione di sviluppo aggiuntivo al turismo e un’occasione di turismo di qualità. Coloro che scelgono di camminare e di fare queste attività spirituali, sono soprattutto amanti della natura e hanno rispetto dei luoghi, per cui è un volano fortissimo a dimensione europea. Noi come provincia di Latina dobbiamo essere consapevoli che siamo la cerniera fondamentale della Via Francigena, sia verso Roma che verso Brindisi e la Terra Santa. Il nostro è uno snodo fondamentale, un passaggio quasi obbligato. Abbiamo un territorio di grande presenza e valenza straordinarie (ambientale, culturale, storico) e molte volte noi non ne siamo consapevoli. La valenza di questo territorio ce la stanno dimostrando i molti pellegrini che lo percorrono, provenienti dai quattro punti del mondo (per esempio australiani, americani, norvegesi) questo grazie anche al ‘Gruppo dei 12’. La Via Francigena quindi è una realtà, anche dal punto di vista dei finanziamenti grazie anche al Comune di Latina che ne ha capito l’importanza. Questa occasione ce la dobbiamo giocare alla grande. Attraverso un progetto organico possiamo concorrere all’accesso ai finanziamenti europei per mettere in piedi il tutto. La Via Francigena è già una realtà, le istituzioni hanno lavorato ma questo non basta. Dobbiamo stare attenti a non snaturare questo percorso che inizialmente è spirituale. Per farne anche un’occasione di sviluppo economico sostenibile con il territorio, dobbiamo fare qualcosa in più. Il suo sviluppo non si gioca solo nelle istituzioni, ma dobbiamo coinvolgere anche l’imprenditoria privata”. Poi il microfono è passato a Fabrizio Di Sauro, direttore Compagnia dei Lepini: “Il mio contributo a questo incontro è quello di proporre una riflessione su quelle che sono le difficoltà, i problemi che ci impediscono di raggiungere un obiettivo di sviluppo territoriale, basato su quel paradigma che già altri hanno realizzato. In Italia noi abbiamo cominciato a parlare di Via Francigena nel 2006 con l’allora Ministro dei beni culturali Rutelli, che era rimasto folgorato dal cammino di Santiago di Compostela in Spagna, che in quella nazione stava portando importanti introiti, perché loro ci sono riusciti e noi ancora no? Purtroppo noi ci siamo abituati nei programmi di sviluppo locale ad essere attenti e rispettosi del procedimento amministrativo, facendo tutto ciò di cui c’era bisogno. Allora cosa manca? Forse non è chiaro l’obiettivo finale, perché in troppi vogliono gestire i fondi strutturali dati dalla comunità europea, senza assumersi la responsabilità del risultato. Queste sono opportunità vere. Noi abbiamo la possibilità d’essere competitivi, però bisogna che tutto questo sia gestito con chiarezza e continuità”. Saverio D’Ottavi, responsabile Ass. Cavata ha condotto i presenti alla ricerca dei tesori nascosti di Latina e dintorni: “Mi occupo di percorsi fluviali da circa 10 anni e trovo il progetto della Via Francigena particolarmente importante, perché in un brevissimo periodo potrebbe rappresentare un volano turistico di proporzioni gigantesche. Senza che noi lo sappiamo, però tutto questo già esiste perché ci sono delle masse di persone che, cartina alla mano, li trovi camminare lungo i sentieri. Tutto questo ci deve far capire quanto è importante l’aspetto formativo e divulgativo di quelle che sono le risorse del nostro territorio. C’è una conoscenza di chi non vive sul nostro territorio sicuramente maggiore della nostra. Nel nostro caso le vie d’acqua possono dare un ulteriore contributo allo sviluppo della Via Francigena, perché le vie d’acqua sono nel nostro territorio un sistema molto disarticolato che però lega questa fascia di terra. Ogni corso d’acqua che costeggia la Via Francigena diventa automaticamente un volano economico di proporzioni incredibili, visto che tutte le civiltà e culture si sono sviluppate lungo gli argini. Dobbiamo cominciare a capire che il nostro territorio così ricco d’acque può essere recuperato attraverso una iniziativa come la Via Francigena. Non perdiamo questa occasione”. Lo scrittore e giornalista Gian Luca Campagna ha invece spiegato la narrativa applicata al territorio, portando l’esempio di Giallolatino: “non è una casualità che Giallolatino possa essere inserito all’interno del percorso della Via Francigena, visto che lo scrittore Paulo Coelho è diventato ancora più famoso perché ha percorso il tracciato per arrivare a Santiago de Compostela scrivendo una sorta di romanzo che l’ha resa improvvisamente famosa, portandola ad essere vistata da cifre record di camminatori. Il premio di narrativa Giallolatino nasce nel 2007 dedicato al giallo ed al noir. È un bando di narrativa che è promosso a livello nazionale con una peculiarità: quello di ‘costringere’ lo scrittore proveniente da qualsiasi parte dell’Italia ad ambientare il proprio racconto nella nostra provincia, documentandosi sulle nostre bellezze ambientali ed artistiche. Inoltre si invitano a soggiornare dalle nostre parti dei big, degli scrittori a livello nazionale che vengono scarrozzati lungo i siti più interessanti ed affascinanti del nostro territorio facendo si che poi possano creare il loro racconto ambientato nel territorio di Latina. I racconti poi confluiscono in un’antologia che viene distribuita a livello regionale. Da sei anni c’è il supporto d’alcune strutture ricettive, il coinvolgimento della ristorazione e d’altri operatori turistici. È un’operazione che fa si che un evento venga riconosciuto e conosciuto a livello nazionale. Quest’anno nella giornata di sabato 29 settembre Giallolatino ospiterà per la prima volta la convention nazionale di tutti i premi e le manifestazioni gialle e noir d’Italia. E’ quindi un modo di promuovere il territorio attraverso la letteratura. Mi auguro di incastonare altre iniziative culturali ad un progetto di più ampio respiro qual è quello della Via Francigena”. Alberto Alberti, responsabile Gruppo dei 12 ha tracciato la figura del pellegrino sentito e vissuto tra storia e natura: “Diffondere notizie sulla Via Francigena è un passo fondamentale. Per esempio il progetto delle acque è importantissimo, anzi deve prendere il via da qui per arrivare fino al sud dell’Italia. Noi, infatti, cominciamo a camminare come pellegrini proprio sulle spiagge, passando per Itri, Gaeta, i boschi, i Monti Lepini fino ad entrare a Roma con quattro laghi lungo la strada. Per cui questo progetto delle acque deve essere visto con occhi europei, non solo locali. Noi volontari camminatori abbiamo lavorato parecchio e sviluppato il percorso prima che la Regione Lazio si sognasse che esistesse la Via Francigena, oggi stiamo istallando la segnaletica ma il processo è lungo e difficile. Per cui i primi impegni che si debbono prendere per far si che la Via Francigena funzioni è quello di convocare tutte le forze del territorio che possono operare attivamente. Ancora oggi i Comuni toccati dal percorso della Via Francigena non hanno nei loro siti alcuna traccia di questo importante cammino che serva a divulgare la cosa. Basterebbe già solo questo per dare una svolta al progetto, per farlo decollare”. Il leitmotiv su cui si fonda il progetto della Via Francigena è quello di valorizzare i luoghi della memoria e gli scenari suggestivi che hanno fatto da sfondo e cornice alla storia dei primi pellegrini che si sono recati alla culla della cristianità e del cattolicesimo per unirsi a quello spirito che nell’antichità era molto sentito e che faceva percorrere chilometri su chilometri a viandanti e pellegrini animati da spirito religioso ma anche d’avventura. La Via Francigena rappresenta un fascio di vie che conduceva alle tre principali mete religiose cristiane dell’epoca medioevale: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme. Resta ancora oggi un grande veicolo turistico per promuovere il territorio e attrarre visitatori. Una delle attrattive del territorio di Latina sono le città di fondazione. Le così dette ‘città nuove’ nate dal nulla, dalla bonifica idraulica voluta dal regime di Mussolini dal 1927. Si tratta di città (Latina, Sabaudia, Aprilia, Pomezia e Pontinia) che sono state riscoperte nella loro singolare bellezza architettonica di recente, amplificando e sottolineando il rigore della loro monumentalità razionalista. Un fascino unico, emanato non soltanto dalla squadratura degli edifici e dalla rigidità delle statue, ma anche da come sono nate, da quella bonifica che ha avuto ragione delle paludi e di una natura selvaggia. Uno dei temi ricorrenti nella Via Francigena è la cristianità. Latina e dintorni appartengono a un territorio che proprio oggi celebra i 110 anni del Martirio di Santa Maria Goretti, la santa bambina: Borgo Montello e Le Ferriere, nella periferia di Latina e Nettuno conservano ancora oggi la storia della santa che incarna il perdono.  Tres Tabernae e Foro Appio rappresentano crocevia fondamentali per la tappa di San Paolo nel viaggio di avvicinamento a Roma, così come descritto negli Atti degli Apostoli. Un viaggio, ieri, colmo di fascino ed irto di pericoli, data la presenza di paludi e canali, su cui si elevava l’antica strada dell’Appia. L’opera di bonifica integrale che ha coinvolto la Paludi Pontine ha lasciato testimonianze tangibili come Villa Fogliano, oggi area incastonata all’interno del Parco Nazionale del Circeo. Nato come giardino esotico per volontà della famiglia Caetani, negli anni ’20 cominciò spontaneamente un processo di naturalizzazione della macchia mediterranea, creando una situazione unica nel suo genere, con specie mediterranee (leccio, palma nana, alloro) che si alternano a palme, eucaliptus e araucaria. Lo scenario del lago rende ancora più incantato un luogo ritenuto fatato, oggi vera e propria oasi naturale. Negli spazi del convegno è stata allestita anche una mostra fotografica di Luigi Sarallo e dell’architetto Luca Falzarano che ha riguardato parte del tracciato della Via Francigena.
Share on :

0 commenti:

Posta un commento

 
© Copyright Agropontinonotizie.com 2011 - Some rights reserved | Powered by telegolfo.com.
Template Design by cb-informatica | Published by cb-informatica and cb-informatica