venerdì 14 ottobre 2011

Cusani inaugura la palestra di Monte San Biagio.


Alla presenza delle autorità civili e religiose, il presidente della Provincia di Latina Armando Cusani, l’arcivescovo di Gaeta mons. Fabio Bernardo D’Onorio ed il sindaco di Monte San Biagio Gesualdo Mirabella, hanno inaugurato la nuova palestra della scuola elementare e media “Giovanni XXIII”. L’opera è stata realizzata con i fondi della Provincia di Latina pari a 260 mila euro e rientra nel Programma di Governo del presidente Cusani iniziato nella scorsa consiliatura. Prima di Monte San Biagio, infatti, già altri Comuni pontini hanno realizzato palestre o tensostrutture con i fondi di Via Costa. Circa tre milioni di euro è la somma messa a disposizione  per “Un impianto sportivo in ogni Comune”, ovvero, il  programma della Provincia di Latina mirato a sostenere economicamente i Comuni per interventi tesi ad incrementare e migliorare l’impiantistica sportiva nel territorio pontino. L’inaugurata palestra della scuola “Giovanni XXIII” di Monte San Biagio è una struttura sportiva che non sarà solo nella disponibilità degli studenti ma anche per l’intera comunità monticellana: “Vogliamo che queste nuove strutture diventino nuove ‘scuole di ideali’ capaci di trasmettere una nuova cultura dello sport. Il più grande investimento che un ente pubblico può fare, la più grande opera pubblica che si può fare, è quella di investire nella scuola- ha evidenziato il Presidente Cusani - Investire concretamente e non soltanto nei programmi elettorali, realizzando palestre e nuove scuole, finanziando percorsi didattici integrativi. Quando diciamo che dobbiamo fare diventare la nostra comunità multiculturale, vuol dire che non è sufficiente averla multietnica, che è già un grande lavoro, ma che passa attraverso l’impegno quotidiano dei docenti, delle famiglie, dei parroci, ma anche nostro, seppur più lontano. Noi immaginiamo che ci sia una scuola di tutti e di ciascuno. Quando si dice che investiamo per avere una scuola che sia di tutti non significa nulla, perché in quella scuola ci devono essere delle persone che vanno formate e preparate alla vita, ma è un lavoro complicato e difficile.” Nel corso della cerimonia inaugurale, gli studenti hanno poi indirizzato alcune domande al Presidente Cusani, come quella relativa alle motivazione che l’hanno spinta ad entrare in politica. “Una domanda – rispondeva Cusani - che ha una sola risposta: la passione per proprio territorio, per la propria comunità, per gli altri.  La mia è stata una spinta che è venuta fortemente dal sentimento di impegnarmi per migliorare le condizioni della nostra comunità. Nella vita di ognuno bisogna avere degli obiettivi, coltivare dei sogni, puntare a raggiungere dei risultati. Ad un certo punto della vita questo non è più sufficiente, arriva qualcosa che spinge a fare altro. Ed allora bisogna che ognuno di noi si lasci trascinare dal sentimento di fare anche dell’altro, ma tenendo al centro la barra dello studio, dell’impegno per la famiglia, per il prossimo. Il mio impegno, come quello dei sindaci, è un impegno per gli altri.- ha continuato Cusani - Abbiamo un patrimonio culturale e molti monumenti importanti, un museo nazionale nella Villa di Tiberio, come nella comunità di Gaeta delle chiese con delle opere artistiche di straordinario valore. Un patrimonio inestimabile che va messo a reddito. Da questo patrimonio dobbiamo tirare fuori posti di lavoro, impegno per i giovani, possibilità anche di finanziare la vita economica della nostra comunità. Noi come Provincia siamo impegnati attraverso una serie d’azioni mirate per valorizzare il patrimonio anche nelle realtà comunali”. Alla domanda: “Cosa si sente di consigliare ad un giovane se volesse entrare in politica?” “Di farlo. – è stata la risposta del Presidente Cusani - La politica è parte fondamentale della vita democratica di una comunità, è essenziale. Direi che senza la politica non saremmo qui. La politica nobile è quella del rispetto degli altri, del prossimo, dell’avversario. Io mi sento di dire che la politica è un impegno verso il quale dobbiamo dedicare una attenzione per il futuro, partendo proprio dai giovani. In una democrazia quando non c’è voglia di partecipare, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona, ed è possibile che ci sia in corso una sorta di malattia che rischia di far tornare indietro il processo democratico.”
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