sabato 4 giugno 2011

Presentata con grande successo "Unitalia" ad Aprilia.





L’esposizione di Francesco Guadagnuolo per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia è una mostra da ricordare, quella che si è inaugurata il 2 giugno scorso, nella Festa della Repubblica, presso la Biblioteca Comunale – Sala Manzù di Aprilia patrocinata dal Comune di Aprilia nel 75° Anniversario della fondazione della Città e rimarrà aperta sino all’8 giugno, orario: 10/13 – 16/20. Sono intervenuti il sindaco della Città Domenico D’Alessio, l’Assessore alla cultura Patricia Renzi, il poeta veneto Ferruccio Brugnaro e l’ideatore del progetto e autore dei dipinti Francesco Guadagnuolo. Il poeta Leopoldo Attolico ha letto le 20 poesie che compongono il progetto di Guadagnuolo. Francesco Guadagnuolo ha realizzato 20 opere con i versi autografi di rappresentativi poeti italiani, scelti uno per ogni Regione, che sono oggetto dell’esposizione itinerante in Italia per tutto il 2011. É una mostra singolare questa di Guadagnuolo che lascerà sicuramente il segno, data l’importanza dell’iniziativa che fa parlare della Città di Aprilia, la quale ha promosso il grande evento di grande spessore artistico-letterario-culturale. Si tratta di una manifestazione che aiuterà a crescere la città di Aprilia specie per quello che riguarda la cultura. Il Sindaco D’Alessio ha detto che «la mostra evento va oltre al piacere estetico dell’arte e ci regala un importante momento culturale che stimola il pensiero e un sentimento di appartenenza alla nostra amata Nazione». L’Assessore Renzi ha poi asserito che la mostra esprime: «Creatività, libertà, originalità, passionalità lo portano ad accarezzare ogni singola Regione, scovare, custodire, diffondere i ricordi e le tradizioni, le sofferenze e le speranze degli Italiani». Come siamo oggi a distanza di 150 anni? Che cos’è cambiato? Ce la descrivono, tale storia italiana, dall’Unità nazionale all’epoca attuale, i versi di poeti scelti da Guadagnuolo uno per ogni Regione d’Italia. Scrive nel saggio Plinio Perilli: «Fare arte con l’evento arcistorico e istituzionale, magniloquente e mass-mediatico, abusato e amplificato del 150° anniversario dell’Unità d’Italia – è, era a questo punto una prova di una difficoltà addirittura perigliosa… Come cavarsela? Cosa inventare? Come uscire dalle secche stridenti o evanescenti della Retorica e chiedere all’arte, insieme, di testimoniare ed esperire incanto, sentimento, fierezza, commozione, travaglio, pazienza, estro, radici d’antiquo, eroismi bellici ma soprattutto affetti individuali, lasciti d’intelligenza e riti d’umanità?!…Dal 1861 ad oggi, l’Italia si è amalgamata come nazione ma anche dispersa d’identità, tra aulici echi classici, eterne alchimie di rinascenza e banali o irosi rancori contemporanei, pressappochismi di politici, insomma, ingorghi municipali e strategie di mercato, separatismi altezzosi e nuove povertà, benessere corrivo e traballante idea se non proprio maiuscola Etica dello Stato…Francesco Guadagnuolo taglia, vortica ogni stilema e incolla archetipi, irride, onora, incornicia nomi volti eventi situazioni – e celebra ogni regione, porzione di cotale Unità con un quadro perfettamente rappresentativo e al contempo fantasioso… (…) Bene, Francesco non continua a domandarsi o peggio a domandarci perché, ma è bravissimo a farci sùbito cogliere, vedere il monumento frastagliato e incollato, insomma il collage artistico della nostra origine… E lo fa con i confini ufficiali, le cartine di rito – ma anche i francobolli formali, le foto ufficiali e patriottiche, i piccoli o grandi gesti d’adesione a una storia grande e piena, implosa o esplosa d’eventi, non tutti nobili e gloriosi, ma tutti infine sofferti, fervorosi d’anelito… Magnifici e munifici i colori, i tri-colori – oltre il colore di fondo, questo rosso in continuum, rosso sangue e idea, rosso tramonto e risorgenza albare, rosso bandiera… che annette un verde prato e pensiero, e il bianco virtuoso di pazienza e silenzio, fede innevata, macula cancellata di sé… Politici, condottieri, eroi, poeti – elegie e compianti – morti e amori – affollano in cimelio queste tavole che onorano il futuro scavandogli le radici oltre le orme irrituali dei piedi, per ansia di contrasto, palpiti ancestrali… (…) Guadagnuolo fa forse anche di più: non critica di costume o testimonianza epocale, ma collezione e collazione della nostra stessa Storia – sfiancata, sfrangiata di ninnoli e ricordi, feticismi di gloria e riti di passaggio… Quelle imperversanti statuone di Garibaldi a cavallo, quei cippi funerari, le gozzaniane “buone cose di pessimo gusto” che invece, per virtù autocritica, perpetuano e sublimano ogni ricordanza… Tutto torna e collima, tutto s’assomma o forse si sottrae, aleggia e svapora: Dante e Svevo, Nievo e i fratelli Bandiera… Resta l’urgenza, la prestanza di tanta e tale Storia – l’omaggio dell’Arte che non può raccontarla, ma almeno sì onorarla, romanzarne i barlumi (avrebbe detto Montale), il varco ove ripullula il frangente, anche nei fatti e misfatti della patria retorica. Francesco è stato molto bravo in questo, nell’aver collezionato la Storia come un album geniale di francobolli, l’ebdomadario magico e segreto di un guru o di un sovrano, il cassetto con le lettere d’amore di un tenente coraggioso a una umile, minuta e aggraziata sartina – regione dopo regione, squillo dopo squillo, tra i gorgheggi degli usignoli del Pascoli e la corsa entusiasmante della fanfara dei bersaglieri… (…)»
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