venerdì 29 aprile 2011

Latina - Giovanni Paolo II: un uomo nella Fede.






«Giovanni Paolo II: un uomo nella Fede. La storia di un uomo e la Sua strada verso la santità». Sala convegni della Diocesi del capoluogo gremita per l’incontro-testimonianza organizzato dalla Confartigianato Imprese Latina con il contributo della Provincia e il patrocinio del Comune.  Grande affluenza di imprenditori e operatori economici che hanno applaudito l’iniziativa dell’associazione di categoria, unica nel suo genere. «Vorrei che ciascuno di noi si sentisse non solo osservatore – ha sottolineato il vescovo di Latina, mons. Giuseppe Petrocchi, intervenuto all’evento – ma partecipe del ritrovarsi nel Signore. Giovanni Paolo II ci ha insegnato che non dobbiamo avere paura; dobbiamo essere costruttori della civiltà dell’Amore». «Giovanni Paolo II è per noi un grande punto di riferimento – ha affermato nel suo discorso introduttivo Ivan Simeone, direttore di Confartigianato Imprese Latina – poiché ha rilanciato il grande messaggio sociale della Chiesa, dopo Leone XIII, e con le sue Encicliche sociali, Laborem exercens del 1981, Sollicitudo rei socialis del 1987 e la Centesimus annus del 1991, ha evidenziato la centralità della persona nel mondo del lavoro e dell’economia. Mai come oggi, dinanzi a questa crisi che stiamo vivendo e che ricade su molte nostre imprese, lavoratori e famiglie, dobbiamo avere la forza di ragionare in maniera nuova e differente. Quella di oggi è principalmente una crisi dei valori e da qui dobbiamo ripartire. L’insegnamento di Papa Giovanni Paolo II, il “Papa operaio”, ci porta a porre l’uomo al centro dei conflitti sociali ed economici». «Quello offerto dal convegno di oggi – ha detto Aldo Mantovani, presidente provinciale Confartigianato – è un modo per scoprire, attraverso le testimonianze di chi ha avuto la fortuna di conoscere da vicino Giovanni Paolo II, un volto nuovo del “Papa del lavoro”, della solidarietà e della famiglia». Il significato del legame tra Giovanni Paolo II e l’economia nel messaggio di Cesare Fumagalli, segretario generale Confartigianato-Imprese, inviato al convegno: «Dobbiamo molto a Giovanni Paolo II, al suo insegnamento, alla sua testimonianza personale, al suo “farsi tutti” con la sua sofferenza portata fino in fondo e trasformata in lezione di fede viva e attiva. Il mondo dell’economia e dell’impresa devono molto a Papa Wojtyla per l’incessante e deciso richiamo alla centralità della persona in ogni contesto, alla necessità di realizzare in ogni ambiente un approccio integrale all’uomo. Se non si mette al centro dello sviluppo la persona e le sue relazioni familiari, anche il nostro lavoro e la nostra azienda finiscono per essere compromessi». Presenti l’assessore provinciale al Turismo, Enrico Tiero, che ha portato i saluti del presidente Armando Cusani, e il prefetto e sub commissario del Comune di Latina, Laura Lega. Moderatrice la vaticanista Cristiana Caricato (Tv 2000). Il ricordo del giornalista Alberto Michelini: «Quando nel gennaio del 1979, a tre mesi dalle elezioni, ci fu il primo viaggio di Giovanni Paolo II in Messico, appena dopo il decollo, il Papa venne da noi giornalisti e cominciò a rispondere alle nostre domande. Quella non era una cosa usuale per il tempo. Quel viaggio fu meraviglio. Ricordo le sue battaglie sui valori, il suo essere contemplativo, mistico. Contemplazione e azione: due facce della stessa medaglia. I giovani devono sapere chi è lui e cosa è stato». «Non ho conosciuto Giovanni Paolo II dai vertici, ma dal popolo – ha raccontato Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi – Il suo Pontificato è stato duramente contestato, anche dall’interno, e alcuni lo hanno spesso accusato di rappresentare qualcosa di politico. Ricordiamo invece il suo grande valore, le svolte storiche. Questo Papa, da subito, ha capito e ha, per così dire, “dogmatizzato” i movimenti puntando sui giovani». «Il mio è stato un legame lungo e forte con Giovanni Paolo II – ha detto padre Adam Boniecki, giornalista e scrittore – Era il mio professore e diciamo che, in qualche modo, ha “scritto il mio curriculum vitae”. Ero un giovane prete e lui voleva guidarmi in un lavoro pastorale. Poi mi ha chiamato in Vaticano, dove sono stato 11 anni. Era un uomo “normale” che non aveva coscienza della sua grandezza». Pawel Krupka, consigliere diplomatico dell’ambasciata di Polonia presso il Quirinale: «Sono un semplice credente che ha visto Giovanni Paolo II prima come arcivescovo e poi come Papa. Ho avuto la fortuna di trarre le mie origini in quei luoghi dove è nata e si è diffusa una delle più belle storie dell’umanità, quella della Divina Misericordia. Un ringraziamento particolare alla città di Latina che, negli anni passati, ha ospitato migliaia di miei concittadini emigrati da una Polonia oppressa. Vi dobbiamo molto.Tutte le volte che ho incontrato Giovanni Paolo II – ha raccontato mons. Massimo Cenci, sottosegretario Propaganda Fide - non riuscivo a staccare i miei occhi da lui. La sua vita rifletteva il mistero e per questo è stato bello il titolo scelto per questo convegno: un uomo nella Fede. Si è lasciato amare fino in fondo senza sottrarre nulla della sua umanità a Dio. Aveva una intelligenza impressionante, una memoria spaventosa, non perdeva un particolare. Era un uomo libero e lo ringrazio». Nel corso dell’evento l’attore Clemente Pernarella ha letto alcune pagine scelte da «La bottega dell’orefice» di Karol Wojtyla. La chiusura dei lavori sulla scia dell’emozione dettata dal racconto di Rita Calicchia, giornalista e capo ufficio stampa del Comune di Latina: «La sua visita nel capoluogo pontino fu ricca di “fuori programma”. Pranzò nella Curia, si affacciò alla finestra, vide delle case rosse e chiese all’allora vescovo Pecile di cosa si trattasse. Lui rispose che erano scuole e allora il Papa aprì la finestra e diede una benedizione. Il giorno prima della sua visita, Latina era stata colpita da un nubifragio; nel giorno della sua visita, invece, il tempo era davvero bello. Andando via, salutando i tanti giovani che lo acclamavano, Giovanni Paolo II guardò il cielo limpido e disse: “Grazie per questo splendido tramonto”. Quella frase e quel giorno sono rimasti nei nostri cuori».
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