mercoledì 15 dicembre 2010

Una morte annunciata quella del senzatetto rumeno al lido di Latina.


S'aggiunge a quella del clochard morto a Terracina pochi giorni fa. La loro era una condizione estrema: privi di mezzi, di lavoro, malati, soli. Il freddo delle ultime notti ha fatto il resto. Sarebbe, sinceramente, molto facile mettere in fila la lunga lista delle inadempienze, delle disattenzioni, che ha caratterizzato l’approccio su questi temi da parte del Comune di Latina e della Provincia. Diciamo solo che l’esperienza degli ultimi anni doveva consigliare qualcosa, innanzi tutto, l’esigenza di programmare per tempo. Invece il freddo è arrivato, due senzatetto sono morti in strada e aspettiamo ancora l’apertura del dormitorio invernale provvisorio a Latina.  Quella delle emergenze sociali è lo specchio del ritardo che la provincia di Latina sconta, in generale sulle politiche sociali: dalla condizione dei disabili, alle strutture d’assistenza, dalle politiche per i minori a quelle per la povertà. Ritardo confermato dagli ultimi rapporti della Regione.  Ora la situazione richiede interventi immediati non solo per i senzatetto, ma anche per le famiglie che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Ci sono delle cose che è possibile e doveroso, fare subito. Serve un piano territoriale provinciale in cui saranno indicati: i comuni dove realizzare i dormitori, i bacini di riferimento, la misura della partecipazione di tutti i comuni e dell’Asl; il ruolo centrale che deve avere il volontariato, in una logica d’apertura a chi è in grado di dare una mano, aldilà del colore politico.  In mancanza non sarà mai concordato nulla e saremo sempre fermi alle iniziative casuali.  Serve una conferenza interistituzionale, convocata da Provincia, in cui si approvi un piano provvisorio per l’emergenza povertà in generale, oltre ai dormitori è urgente la costituzione di un banco alimentare, dove le famiglie povere possano accedere. Per garantire a tutti almeno un pasto quotidiano, bisogna inoltre avere la mappatura e la razionalizzazione delle mense per i poveri esistenti, consentire la ripresa dei rimpatri volontari umanitari assistiti, attraverso il sostegno ad un segretariato per le emergenze sociali che funzioni realmente e che sia attivo 24 ore su 24. E’ urgente misurare e confrontare la capacità d’aiuto dei Comuni per le famiglie a basso reddito per porre in evidenza le soluzioni adottate dai Comuni che fanno meglio affinché siano d’esempio per gli altri infine misurare l’efficienza reale di questi servizi, facendo emergere anche le aree di scarsa produttività delle preziose risorse impiegate. La cosa peggiore sarebbe reagire a queste proposte con gli slogan, già sentiti, del tipo: abbiamo già fatto, siamo efficienti e all’avanguardia, stiamo intervenendo e serve solo qualche piccolo ritocco. Sarebbe l’ennesima beffa ai danni degli ultimi.
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