mercoledì 1 dicembre 2010

Al Comune di Nettuno presentato il libro-inchiesta di Queralt.

Domenica 28 Novembre, alle ore 17.00, presso la Sala Consiliare del Comune di Nettuno è stato presentato il libro "L’enigma di Attilio Manca. Verità e giustizia nell’isola di Cosa Nostra" . Il testo di Joan Queralt, che cerca di fare luce sulla morte di Attilio Manca, urologo di Bernardo Provenzano trovato morto in circostanze misteriose, segna un capitolo oscuro della recente cronaca nera italiana. Approda in Comune di fronte alla sala gremita grazie a un iniziativa dell'Associazione Culturale Libertà e Azione e con il patrocinio del Consiglio dei Giovani che apre la serata tramite le parole del suo presidente Valerio Scalia, entusiasta per l’iniziativa e immediatamente pronto a lasciare il microfono a Gianluca Manca fratello di Attilio che parte da due particolari ringraziamenti, il primo a Franco Antonio Cassata, procuratore generale di Messina che con le sue due diffide, una al testo di Queralt ed una all’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, “mi ha fatto capire che Attilio è una vittima della criminalità organizzata”. Il secondo ringraziamento lo fa a Domenico Nania, vicepresidente del Senato, che con il suo silenzio che dura da sei anni e mezzo  “ha spalancato la porta dei dubbi e mi ha portato a comprendere davvero che le cose che non quadrano sono molte”. Deve far riflettere anche il fatto che lo scrittore del libro è spagnolo, segnale del disinteresse italiano, che non si ferma solo all’ignoranza ma “si riempie di vergogna e paura verso una verità che non conviene raccontare”. Ripercorre ed esamina lo scenario della tragica fine del fratello, etichettata sotto la dicitura suicidio dalla procura, e lo fa con grande chiarezza d’esposizione, con voce ferma: “Attilio è stato trovato sul letto in una pozza di sangue, sangue che era anche sui muri. La morte è sopravvenuta a causa di due dosi di eroina iniettate nel braccio sinistro. Lui era mancino e inoltre un medico, conscio del fatto che due dosi sono letali. Come se non bastasse ha preso anche dei barbiturici, ha bevuto dell’alcool e si è rotto il naso da solo procurandosi anche lividi e graffi su tutto il corpo”. Fa luce poi su uno dei particolari più oscuri e inverosimili del caso, ossia il fatto che nell’intera casa è stata rinvenuta un’unica traccia, quella del cugino Ugo Manca, notoriamente vicino alla criminalità organizzata e arrestato in passato proprio per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Ma, come ricorda Gianluca Manca, “qui non si parla ancora di mafia; la mafia viene fuori dagli elementi che in maniera piuttosto chiara collegano Attilio, allora unico medico in Italia in grado di operare il tumore alla prostata per via laparoscopica, a Bernardo Provenzano che subì un intervento del genere sotto falso nome a Marsiglia nel 2003, guarda caso proprio nello stesso periodo in cui mio fratello si trovava lì”.Conclude rivolgendosi ai giovani, che devono “indicare, segnalare e nominare in ogni modo e con ogni mezzo le persone coinvolte nella criminalità organizzata perché è solo questo che alla mafia fa paura. Dopo un lungo e sentito applauso si susseguono le voci di  Giuliano Girlando delle agende rosse di Paolo Borsellino, della rappresentante delle agende rosse di Anzio e Nettuno  e di Simone Bosco di Libertà e azione che spiegano a turno cosa simboleggia l’agenda rossa di Paolo Borsellino, immagine della giustizia negata,  “di quella verità che nel nostro paese non si vuole raccontare”. Chiude la serata Valerio Scalia che, nel congedare la folla, si appoggia alle significative parole di Giuseppe Fava: “un giornalismo fatto di verità, impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, Un giornalista incapace della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze, che non è stato capace di combattere".
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