giovedì 23 settembre 2010

NETTUNO: ASINOGIOCANDO.





“Camminavamo in gruppo, le chiacchiere sommesse si confondevano con i rumori della campagna, la nostra guida andava a testa alta attenta ai suoni più lontani come a voler prevenire qualsiasi pericolo. Il tempo era scandito dal passo lento degli zoccoli e l’attesa era quella della scoperta, di chi avremmo incontrato ora e quando saremmo entrati nel bosco (…)”. Non è l’incipit di un libro epico - storico, ma è quello che il gruppo dell’Associazione A Ruota Libera Onlus che partecipa al progetto Asinogiocando ha vissuto sabato 11 Settembre, quando partendo dalla propria asineria si è incamminato verso il bosco di Foglino guidato da Anastasia, una bellissima mamma asina Amiata di 5 anni. Con noi c’era Marilena, un’amica che è venuta dalla Sicilia a insegnarci molto sull’asino: Fabrizio racconta che gli ha spiegato come si fa a fermare l’asino, che gli ricorda il modo che hanno imparato a usare per fermare le macchine per attraversare la strada, allargando le braccia all’altezza della testa. Daniele ci dice che bisogna accarezzarli molto per tranquillizzarli e ringraziarli, ed è importante guardarli negli occhi parlandogli ad alta voce. Adriano fa vedere il passo dell’uccello con il quale è possibile far camminare l’asino senza toccarlo. Il progetto finanziato dalla Provincia di Roma al’interno del Piano Locale Giovani 2009 prevede una prima fase nella quale il gruppo di ragazzi con disabilità imparerà a gestire gli asini e svilupperà una serie di giochi e attività da presentare ai gruppi classe che verranno ospitati in Primavera, sia nell’asineria che in un divertente trekking someggiato nel bosco. E sarà così che bambini di quarta e quinta elementare potranno riscoprire un animale tanto caro all’uomo quanto denigrato, potranno vivere la diversità animale e umana in modo positivo, riscoprendo una parte di territorio ad oggi invasa dalla sporcizia e la prostituzione. È Alessandro che ci racconta che quando sono entrati nel bosco si erano portati dietro guanti e buste della spazzatura e in circa un’ora hanno raccolto tre sacchi ricolmi di bottiglie, abiti, carte, ma anche scarpe e siringhe, scoprendo addirittura una sorta di wc all’aria aperta attrezzato di salviette e secchio di raccolta. Daniele dice che il bosco è di tutti e non si deve sporcare, ma come gli altri ragazzi dell’associazione non si è fermato alle parole ma si è rimboccato le maniche, hanno pulito e cercato le zone adatte ad accogliere lungo il sentiero prescelto i momenti di gioco con i bambini. Rosario dice che vuole andare nel bosco a giocare e che gli piace l’idea di insegnare ai bambini come si sta con l’asino. In un posto grande e bello come un bosco. L’asino nel progetto diventa metafora del nostro riconoscerci persone, l’asino dileggiato per la sua testardaggine, solo perché non voleva ubbidire all’uomo sfruttatore, diventa l’esempio per ogni forma di riscossa che nasca dall’affermazione delle proprie capacità, dall’idea di poter affermare la priorità della comunità sull’individuo, e quindi dell’aspetto relazionale su quello impositivo. La disabilità torna ad essere risorsa e stimolo per le coscienze. Il passo lento dell’asino parla direttamente con le nostre coscienze ancestrali, ricordandoci il rispetto che dovremmo a quello che ci circonda, perché non ci è dovuto ma ci è donato. Perché èra prima di noi e sarà dopo di noi. Noi vogliamo lasciare un segno, e speriamo che la nostra mano tesa sarà afferrata, per continuare a migliorare questo territorio e il futuro che vorremmo.
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