giovedì 5 agosto 2010

CISTERNA DI LATINA: FERRAGOSTO CON FABRIZIO MORO.


Dopo aver partecipato al Festival di Sanremo 2010 con il brano "Non è una canzone", Fabrizio Moro approderà a Cisterna di Latina per presentare tutti i suoi successi e il nuovo album dal titolo “Ancora Barabba”. Un concerto, in Piazza XIX marzo, in cui Fabrizio Moro riproporrà anche vecchi brani come quello presentato alla 27esima edizione del Festival di Sanremo "Pensa", dedicato alle vittime della mafia, con il quale ha vinto la competizione nella categoria Giovani e si è aggiudicato anche il Premio Mia Martini della Critica. La poliedrica personalità musicale di Fabrizio Moro si conferma nelle molteplici sonorità delle nuove composizioni dell'album “Ancora Barabba”. Partendo proprio dal singolo “Non è una canzone”: «È un inno alla libertà. È la volontà di riprendere il controllo della nostra vita, sempre più vincolata e corrotta dagli stereotipi imposti dalla società». Tutte le canzoni di “Ancora Barabba” sono accomunate tra loro dal collegamento di tre fattori importanti: Cuore, Coscienza e Cervello, il filo comune di tutte le canzoni è l’amore che salva dal disagio sociale. Il concerto del 15 agosto si inserisce nell'ambito dei festeggiamenti per l'estate cisternese, promossi dall'amministrazione comunale, che si concluderanno il 16 con il concerto di Al Bano in Piazza XIX marzo in occasione della festa del Santo Patrono della città. “Abbiamo cercato di soddisfare i gusti di un pubblico eterogeneo – ha detto il Presidente della Pro Loco, Ettore Sterpetti – mantenendo un programma consolidato negli anni scorsi e che conservi lo spirito della festa popolare”. “Nonostante il difficile momento economico – ha detto l’Assessore allo Spettacolo Alfredo Cassetti – ritengo sia stato stilato un calendario d’appuntamenti all’altezza delle aspettative e in grado di richiamare pubblico dai comuni vicini e anche lontani”. “Fabrizio Moro ed Al Bano – ha aggiunto Manlio Goldner – sono due espressioni diverse dei gusti musicali italiani. Su Al Bano non ci sono dubbi che sia non solo il cantante ma il personaggio più conosciuto da tante generazioni di pubblico. E’ certamente un grande artista che saprà offrire un grande spettacolo. Sono soddisfatto del lavoro svolto dagli organizzatori – ha commentato il sindaco Antonello Merolla – rimanendo entro le stesse somme degli anni scorsi. Mi attendo una grande partecipazione di pubblico, fino a 15-20 mila persone”.











FABRIZIO MORO





Biografia




Nato a Roma il 9 aprile 1975 (Ariete), Fabrizio cresce in borgata con la musica in testa. Fa mille lavori e insegue la sua passione suonando prima in diverse cover band rock (Doors, Guns n’Roses e U2), poi tentando la grande avventura da solo. Nel 1996 pubblica il suo primo singolo “Per tutta un’altra destinazione”. Nel 2000 arriva la prima partecipazione al Festival di Sanremo nella sezione Giovani: il brano si intitola “Un giorno senza fine” e apre la strada al suo primo album, intitolato semplicemente “Fabrizio Moro”. Seguono anni di esibizioni dal vivo e di gavetta, fino a ritrovarsi, nel 2004, in rampa di lancio con un nuovo singolo: “Eppure pretendevi di essere chiamata amore”. Nello stesso anno Fabrizio pubblica i due brani “Situaciones de la vida” e “Linda como eres” su una compilation realizzata per il mercato sudamericano ed intitolata “Italianos para sempre”. Poi ancora un lungo periodo di silenzio, durante il quale Fabrizio si concentra sulla scrittura di nuove canzoni per il suo secondo album. Arriva così l’incontro con Giancarlo Bigazzi e Marco Falagiani, uno dei più importanti team italiani di produzione. Con loro FABRIZIO MORO lavora alle canzoni di album “Pensa”. Con il singolo omonimo vince nella sezione Giovani, che nella stessa occasione si è aggiudicato anche il Premio della Critica e quello Radio&Stampa. E nei mesi successivi anche il Premio Lunezia e il Premio Sorrisi&Canzoni Tv. Praticamente un plebiscito. L’album “Pensa” ha raggiunto in pochi mesi dalla sua pubblicazione il disco d’oro. E poi il premio conquistato al Festival Roma videoclip 2007 dal video di “Pensa”, diretto da Marco Risi e interpretato, tra gli altri, dagli attori del film “Mery per sempre” e da Rita Borsellino, sorella del giudice-eroe assassinato dalla mafia nel 1992. Un altro riconoscimento importante è quello vinto nella stessa occasione per il video dell'altro brano “Parole, rumori e giorni”. Ennesimo successo al Festivalbar 2007 con il secondo singolo “Fammi sentire la voce”. E non vanno dimenticati i concerti tenuti come supporter al tour estivo 2007 di Vasco Rossi. Ma se il grande pubblico lo ha conosciuto soltanto nel corso degli ultimi sedici mesi, non si può certo dire che FABRIZIO MORO sia arrivato al successo senza fatica. Il 2008 di FABRIZIO MORO inizia nuovamente da Sanremo, dove torna per ringraziare della fiducia che gli era stata concessa. Un nuovo album intitolato "Domani" e la canzone, “Eppure mi hai cambiato la vita” con cui Fabrizio si classifica al terzo posto della gara sanremese, riscuotendo nuovamente un enorme successo del pubblico e della critica. Il 4 luglio 2008 ha inizio il tour estivo che lo porterà in tutta Italia. La partenza è a Roma, sua città natia, con oltre le 9.000 presenze. Il 18 luglio Fabrizio riceve un premio importante ai Venice Music Award: “Rivelazione Sanremo 2007/2008” per essersi classificato al terzo posto durante l'ultimo Festival della Canzone Italiana con il brano “Eppure mi ha cambiato la vita”. Il 2009 è un anno fondamentale per Fabrizio Moro come uomo e come cantautore. Il 5 giugno è uscita la prima parte del progetto “Barabba”: è un mini album contenente 6 nuove canzoni nelle quali Fabrizio esprime con maturità le qualità già messe in evidenza nei dischi precedenti, cioè scrittura diretta, calibrata ed emotiva su melodie intense ed immediate. L'evento più importante, però, è datato 17 agosto 2009: è la nascita del suo primo figlio, per il quale sceglie un nome di buon auspicio come Libero. La paternità rende più esaltante l'intensa attività live che anima la sua estate 2009, trascorsa in tour da giugno a settembre. Il tour si chiude ufficialmente il 3 dicembre alla Stazione della Birra di Roma con un concerto in esclusiva per i soci del suo fan club (www.myspace.com/bandadelmoro). Nel frattempo il cantautore romano è in studio a registrare la seconda parte del cd "Barabba". Sono sette canzoni inedite, che unite alle precedenti formano l'album "Ancora Barabba" in uscita durante il Festival di Sanremo 2010, al quale Fabrizio Moro partecipa con il singolo "Non è una canzone".























FABRIZIO MORO







Ancora Barabba













«Il mio disco più positivo: leggero, spensierato e incazzato». Con queste parole l'anno scorso Fabrizio Moro presentava il disco “Barabba”: 6 canzoni con il “Fattore C”, cioè Cuore... Coscienza... Cervello. Era la prima parte di un progetto discografico più ampio che si completa con l'album “Ancora Barabba” (Warner Music), uscito 19 febbraio 2010, che contiene i brani del cd precedente più altri 7 inediti nei quali il cantautore romano dimostra di non aver mai interrotto il collegamento fra Cuore, Coscienza e Cervello. «Il filo conduttore di tutte le canzoni resta l'amore che salva dal disagio sociale», conferma Fabrizio, che lo scorso agosto è diventato padre. Il suo primogenito Libero è la fonte d'ispirazione del nuovo singolo “Non è una canzone” con cui Fabrizio Moro partecipa al Festival di Sanremo per la terza volta dopo la vittoria fra i giovani nel 2007 con “Pensa” e il terzo posto nel 2008 con “Eppure mi hai cambiato la vita”. «Guardavo mio figlio Libero dormire – dice Fabrizio spiegando la genesi del brano – e gli auguravo di non dover patire tutto ciò che ha dovuto sopportare suo padre. Per la mia generazione è complicato fare qualsiasi cosa. Per noi è complicato perfino essere onesti». Il singolo “Non è una canzone” è la traccia che rappresenta meglio l'intero nuovo cd “Ancora Barabba”. «È una protesta costruttiva con uno sguardo al futuro intriso di ottimismo. È un inno alla libertà. È la volontà di riprendere il controllo della nostra vita, sempre più vincolata e corrotta dagli stereotipi imposti dalla società». Altro efficace manifesto di Fabrizio Moro è il brano “Un pezzettino”, che denuncia un'ignavia sempre più strisciante e crescente. «Le persone oggi non hanno più grandi sogni. Si accontentano di poche briciole: un pezzettino di pane, un bicchierino di vino... poco di tutto. Però poi sputano sul governo, senza rendersi conto, o non volendo rendersi conto, che i veri responsabili sono loro, perché si sono arresi. Io non mi arrendo: trovo forza nella donna che amo e proprio in virtù del suo amore sono spronato a volere di più e a volere dare di più. Io non mi accontento di un pezzettino». Un concetto simile è espresso pure in “Desiderare”. «Ogni individuo ha la possibilità e il diritto di gestire la sua esistenza. Bisogna dare sempre il massimo di se stessi, ma proprio per questo aspettarsi in cambio il massimo». Valorizzare se stessi è anche il tema del brano “Quel fischio sopra la pianura” con le parole di Roberto Roversi e la musica di Gaetano Curreri degli Stadio. «Un testo etereo con molte metafore per rivalutare gli operai dell'età moderna e la loro giusta intenzione di riaffermare la propria importanza». Si parla d'amore in “Sei andata via” Fra tutti quelli nuovi, è il testo che mi soddisfa di più») e in “Ottobre”: «È il mese che preferisco: i miei sensi si risvegliano nelle sfumature fra l'estate appena finita e l'autunno appena arrivato». “Non gradisco”Tutte le cose che non riesco a sopportare») è figlio del disagio sociale d’oggi e della nostalgia per un passato in cui i sacrifici avevano uno scopo nobile e raggiungibile. «Quando osservo le persone anziane mi faccio spesso la stessa domanda: preferisco essere giovane con le prospettive che mi offre questa vita oppure essere un anziano che ha fatto tanti sacrifici, ma ha lottato duramente per ideali importanti? E la risposta è sempre la stessa: vorrei essere nato negli Anni '50. Vorrei aver vissuto il periodo più duro, ma anche più bello: la rinascita dell'Italia dopo la guerra. Mi piace ascoltare i racconti dei protagonisti di quegli anni in cui gli uomini avevano la possibilità di realizzare i loro sogni, se possedevano talento e voglia di rimboccarsi le maniche. Oggi è tutto più complicato... Oggi difficilmente si sarebbero affermati artisti come Lucio Battisti e Fabrizio De André». L'album “Ancora Barabba” ha una doppia anima musicale. «La prima parte era più grezza e istintiva. Nella seconda ho avuto tempo e modo per sperimentare: in “Sei andata via” ho usato per la prima volta i fiati. Le nuove canzoni hanno un'impronta acustica Anni '70. Sono state registrate in analogico e in presa diretta, utilizzando veri strumenti: anche gli archi e l'orchestra sono reali». La poliedrica personalità musicale di Fabrizio Moro si conferma nelle molteplici sonorità delle nuove composizioni dell'album “Ancora Barabba”. Partendo proprio dal singolo “Non è una canzone” che porta in gara al Festival di Sanremo: «Lo spartito ha un incedere fra reggae e rock con un finale sorprendente che vira nel grunge. In più ci sono gli scratch di Dj Jad, ex Articolo 31, e venerdì 19 al Festival di Sanremo suonerà con me anche Jarabedepalo». L'arrangiamento più duro è quello di “Desiderare” («Rock quasi heavy per il lanciare un messaggio di speranza e ottimismo»); mentre atmosfere Anni '70 si rincorrono nell'impronta dance di “Non gradisco” e negli archi su loop elettronici di “Ottobre”. Oltre alla novità assoluta (per Fabrizio Moro) dei fiati, in “Sei andata via” ci sono echi di Manu Chao e percussioni latine. Più complessa la costruzione sonora di “Un pezzettino”: «La spina dorsale è un giro di chitarra acustica tipico delle canzoni di Fabrizio De Andrè, che ho scoperto da poco ma è diventato un'importante fonte d'ispirazione. Su questa progressione di accordi, ho inserito loop e bassi dance, più una chitarra grunge nell'inciso». “Ancora barabba” con il commento di Fabrizio Moro brano per brano:













I 7 INEDITI...













QUEL FISCHIO SOPRA LA PIANURA







«Una traccia che esula dalla filosofia generale dell'album. Una poesia per voce e pianoforte con le parole scritte da Roberto Roversi e la musica composta da Gaetano Curreri degli Stadio. È la rivalutazione degli operai nell'età moderna: un brano etereo con molte metafore per cantare la voglia degli operai di riprendersi la propria importanza».













DESIDERARE







«L'arrangiamento più duro del disco, un rock quasi heavy, per lanciare un messaggio di speranza e ottimismo. La canzone parla di tutto quello che io mi aspetto dalla vita se la vivo al massimo delle mie capacità. Noi abbiamo la possibilità e soprattutto il diritto di gestire la nostra esistenza. Dobbiamo dare sempre il massimo di noi stessi, ma proprio per questo dobbiamo anche aspettarci il massimo».













NON È UNA CANZONE







«Il testo è un inno alla libertà. É la volontà di riprendere il controllo della nostra vita, sempre più vincolata e corrotta dagli stereotipi che la società ci impone. Ho scritto questa canzone pensando a mio figlio Libero, che ha 6 mesi: gli auguro di non dover patire ciò che ha dovuto sopportare suo padre e tutta la mia generazione. Per noi qualunque cosa è complicata: si fa fatica perfino a essere onesti. Questo singolo è la traccia che più rappresenta l'intero cd “Ancora Barabba”, perché è una canzone di protesta, però costruttiva... con uno sguardo al futuro pieno di ottimismo».













NON GRADISCO







«Tutte le cose che non riesco a digerire. Lo spunto da cui è nata questa canzone è una domanda che mi ripeto spesso quando osservo le persone anziane: vorrei essere giovane con questa vita davanti oppure essere anziano come loro e aver lottato per ideali importanti e aver vissuto nel periodo più bello dell'Italia, quello della rinascita dopo la guerra? La risposta è sempre la stessa: vorrei essere nato negli Anni '50. Nella mia professione sono costretto a cercare spesso il compromesso per andare avanti; così cerco di sfogarmi almeno in questa canzone semplice con una musicalità ironica dall'impronta dance Anni '70».













OTTOBRE







«È il mese che preferisco, perché non fa né troppo caldo né troppo freddo. In ottobre per me si risvegliano i sensi, perché si colgono le sfumature fra l'estate appena finita e l'autunno appena arrivato. È la sospensione fra percezione e realtà: qualsiasi cosa appare più bella mentre ancora la desideri, rispetto a quando l'hai raggiunta. Anche qui tornano atmosfere musicali Anni '70».













SEI ANDATA VIA







«È il testo dell'intero disco di cui sono più soddisfatto. Tante metafore per parlare d'amore, paragonandolo a cose che ci circondano quotidianamente per descrivere quanto ci colpisce la sua mancanza. Impreziosito da percussioni latine, l'arrangiamento prettamente acustico ricorda Manu Chao: per la prima volta nella mia carriera ho usato i fiati».













UN PEZZETTINO







«Mi rispecchio nella musica, caratterizzata da un giro di chitarra acustica tipico dei brani di Fabrizio De André, un cantautore che ultimamente mi ha molto ispirato. Su questa progressione di accordi ho inserito loop e bassi dance con una chitarra grunge nell'inciso. E mi sento pienamente rappresentato anche dalle parole, che stigmatizzano la mancanza di sogni delle persone, che si accontentano di poco, di un pezzettino di tutto, e poi sputano sul governo. Io dico alla donna che amo che il suo amore mi spinge a volere di più e a volere dare di più. Senza accontentarmi di un pezzettino».













LE 6 CANZONI PRECEDENTI...













IL PEGGIO È PASSATO







«È una canzone di "rassegnazione positiva". C'è un momento nella nostra vita, soprattutto nella nostra adolescenza, in cui sei convinto di poter cambiare il sistema: è un fatto positivo, perché in questa convinzione trovi la forza per crescere. Una volta cresciuto, però, arriva un momento ancora più importante: la consapevolezza. Ti accorgi che certe cose non cambieranno mai. Allora ti concentri su te stesso e ti rendi conto che la cosa che conta davvero è il tuo piccolo spazio, gli affetti più cari, il rapporto col prossimo, la partita in tv con gli amici di sempre, la pancia della tua ragazza che magari aspetta un bambino, le piccole cose che con tanti sacrifici hai comprato... L'amore! Quando capirai questo, il peggio sarà passato. Escludo ovviamente gli eroi, ma io non lo sono».







SANGUE NELLE VENE







«Una dedica a tutte le persone che meritano rispetto, ma soprattutto a chi crede sempre nella vita: anche quando sta morendo, anche quando è rimasto con un po' di sangue nelle vene. È un testo che ho scritto quando è scomparso un mio caro amico, che fino alla fine ha sorriso e ha alzato il pugno con tutte le forze che aveva. La vita è la cosa più bella, per quanto ogni uomo è uguale a una stella. Questa canzone è dedicata a Enrico Morone».







BARABBA







«Secondo il Vangelo di Giovanni, Barabba era un brigante detenuto dai romani durante i giorni della passione di gesù. Nel nostro paese oggi, se non sei figlio o parente o amico di una figura influente, devi farti il culo per vivere e per arrivare. L'idea di meritocrazia piano piano sta morendo, perché siamo governati da tanti Barabba, ai quali abbiamo lasciato le redini del gioco. La mia diffidenza ovviamente è rivolta alle figure istituzionali più importanti: il presidente del consiglio - non solo quello attuale, ma anche quelli passati e temo anche quelli futuri - e come lui capi di partito, cardinali, fino all'allenatore della nazionale. Oggi puoi fare ben poco se non sei amico di Barabba».







IL SENSO DI OGNI COSA







«Ho capito che potrei fare a meno di tante cose, che prima mi sembravano indispensabili. Ma so con certezza che non potrei fare a meno del vino, del pane e della donna che amo. Questa semplice canzone è per lei... Per sempre».







IL MOMENTO GIUSTO







«È un brano scritto pensando alle persone spaventate dalle decisioni. L'uomo che rimane sempre in bilico; quello che vorrebbe una vita al massimo, ma ha paura di morire giovane; quello che vorrebbe avere una carriera, ma ha paura di non avere una pensione e quindi cerca il posto fisso. L'uomo che ama le stronze, ma sposa una santa; e poi le mette le corna. Quello che vorrebbe scappare a cuba, ma ha paura di restare solo. Persone che giocano al lotto, credendo in una fortuna immaginaria. E rimandano, rimandano sempre, perché potrebbe essere domani il momento giusto».







MELODIA DI GIUGNO







«Le stagioni cambiano odori, colori e immagini. Certe immagini, certi colori e certi odori ci riportano spesso al passato, al ricordo di un amore che non tornerà più. Ogni volta che qualcosa mi ricorda una storia finita, ho la sensazione netta che il tempo stia passando in fretta e che io stia vivendo; allora sorrido e sono felice, anche se il tempo scivola via. Credo che sia fondamentale imparare dal passato. Credo che sia importante soprattutto imparare dalle storie che finiscono male: per non ripetere gli stessi sbagli e portare sempre dentro se stessi qualcosa della persona che hai amato. “Melodia di giugno” è dedicata a una persona scomparsa che mi ha insegnato questa cosa».





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