mercoledì 30 giugno 2010

Chi dà il nome agli uragani – Anche a Latina il romanzo di Laura Campiglio.


L’ora migliore per fare il bucato sono le tre di notte. E’ l’incipit di "Chi dà il nome agli uragani", secondo romanzo della giovane giornalista e scrittrice Laura Campiglio, edito da Dario Flaccovio. Disponibile ora anche nelle librerie di Latina, il libro (prossimamente sarà presentato anche a Latina) – piccolo “fenomeno letterario” in alta Italia dove si è ormai praticamente alla seconda ristampa – è sostanzialmente un romanzo noir (ma non mancano tinte rosee) ambientato in Francia, ed esattamente fra la metro della Ville Lumière ed i corridoi della Sorbona alla ricerca del filo in grado di sbrogliare la matassa di un intricato mistero Con “Chi dà il nome agli uragani” è per la seconda volta con l'editore Dario Flaccovio che la giornalista de "La Provincia" Laura Campiglio si cimenta in un romanzo. Buon riscontro quello ottenuto con la sua opera prima, “Invece Linda”, con la prefazione a firma di Andrea G. Pinketts. Cui la nostra, ormai qualche annetto fa, si era presentata così, via sms: "Bella presenza, pessimo carattere, offresi per vivace scambio d’opinioni". Basti per dare l'idea di una che sa farsi strada con impudente classe. Del resto, che dire di una che inizia un romanzo con la protagonista che si sfila gli slip per gettarli in faccia a un direttore di giornale che stava per assumerla (alle sue condizioni...), prima di prendere un aereo per Parigi gettando il cellulare nel cestino? Nel romanzo non mancano le quattro s del giornalismo: c'è sesso, c'è sangue, c'è lo scandalo e ci sono, gratta gratta, i soldi. Ci sono anche ribaltamenti, colpi di scena e... "colpi di spazzola", con uno stile che mentre fa spudorate fusa al lettore, possibilmente sprofondato tra morbidi guanciali (ma anche la sdraio con ombrellone e bibita gelata d'ordinanza è consigliata) sfodera gli unghioli con notazioni ironiche e brillanti. Un romanzo che è incasinato come la vita, e ambisce (riuscendoci?) ad essere affascinante come la Parigi evocata a teatro della vicenda. Tema portante nel libro è la fuga da se stessi e dal destino: quella della protagonista, Linda Bastiglia, la stessa del romanzo d'esordio - un alter ego avventuroso, casinista ed egocentrico dell'autrice. Ma non solo la sua. C'è poi anche un'altra "fuga", quella dal presente, con i mantra sessantottini di una politica ormai defunta che fanno capolino come filo conduttore dei personaggi, vedi un maturo reduce di quei formidabili anni... che si rivelerà formidabile soprattutto sotto le coperte. Se vi è contrasto nella vicenda, è fra chi accetta il suo ruolo e la sua identità e chi no, cercandoli fra i corridoi della Sorbona okkupata da velleitari "rivoluzionari", o nel metrò di Parigi dove un misterioso assassino, il pousseur, spinge le sue vittime sotto i vagoni in corsa. La trama, intricata quanto basta a dare un discreto mal di testa a chi non è patito di gialli o afflitto da schizofrenia paranoide a personalità multiple, si scioglie verso il finale, classicamente. In realtà è un subdolo pretesto dell'autrice per raccontarci il suo universo mentale. Una manipolazione bella e buona. Tipico: perchè questo libro è femmina, abbastanza da lasciare una scia di profumo dietro di sè, e giovane, fresco e prepotente come i sani appetiti vitali della protagonista. E solo una donna può intrecciare vicende intime e pubbliche e misteri, tenendo assieme, abile burattinaia di destini, piani che ogni uomo tenta faticosamente di tenere separati a tutela delle proprie fragili illusioni.


Citazioni


“Il pousseur del metrò faceva ancora più paura perché era destabilizzante: colpiva a caso, e in un momento in cui i parigini erano troppo indaffarati a pensare al lavoro da sbrigare, al capo da rabbonire o alla collega da scopare per ricordarsi di essere vivi, dunque mortali. Colpiva quando la gente non aveva tempo di morire”.

"La Francia, mademoiselle, è quel Paese dove ci sono migliaia di formaggi diversi e milioni di teste di cazzo tutte uguali".

(telefonata dalla Sorbona, Parigi, alla redazione dello storico quotidiano varesino "La Fazione") " 'Ventitré righe? Come, ventitré righe? Mi mandi allo sbaraglio, ti dico che mi sono infiltrata nel comitato di occupazione, e poi, maledetto te, ti fai bastare ventitré righe?' 'Ma abbiamo una bella foto su quattro colonne, è solo per poter scrivere dal nostro inviato a Parigi, sai...' si giustificò Scorbuto, 'e comunque, Linda cara, vedi di non rompere i coglioni, che oggi a Busto Arsizio c'è stato un rimpasto di giunta e lo so solo io la giornata che c'ho addosso' "

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